
“SALVADIG” è il nuovo disco di Lorenzo Dilavello (in arte Lùrenz) : un’opera profondamente autentica. Ballate folk, con contaminazioni rock. Chitarre, basso, banjo, lap steel, cori, percussioni, pianoforte, violino, e voce. Una voce che canta in italiano e nel dialetto delle sue parti (i dintorni verbani) su testi che sono degni della penna di un cantautore. Ogni brano è una narrazione: una, tante storie che si intrecciano, messe in musica. Storie individuali che hanno il volto e il nome di persone. In alcuni casi i volti ritratti nelle canzoni sono quelli di personaggi noti; come nel caso della canzone ispirata al leggendario Luciano Lutring il “solista del mitra”, figura di rapinatore romantico che in carcere divenne uno stimato pittore, attività che continuò a esercitare in libertà dove visse stabilendosi sul Lago Maggiore fino alla sua morte. Oppure come nella canzone “ Caro Enzo” dedicata al medico cantautore Iannacci. Lurènz pare avere appreso sino in fondo la lezione del compianto artista meneghino, nella espressività dei testi spesso con espressioni dialettali ma anche nella forza descrittiva di luoghi, emozioni, persone, spesso ironica che sconfina quasi in una resa teatrale, in una sceneggiatura per immagini. In altri brani i protagonisti dei testi sono persone a noi sconosciute ma tratteggiate in modo da presentarcele. Da farcele conoscere, da rendercele visibili nella durezza della quotidianità e del lavoro, pastori, minatori (una canzone è dedicata ai Picasass che estraevano la pietra, il marmo, con cui venne realizzato il Duomo di Milano), gente comune. Lorenzo riesce con naturalezza e maestria a incrociare i racconti orali con cui si tramanda la memoria dei nostri nonni, con la storia sociale e collettiva di Provincia. Ci porta per mano nei sentieri della Valgrande, percorsi un tempo dai “ragazzi ribelli” partigiani, ma allo stesso tempo ci fa interrogare sulle inquietudini, sui problemi e sulle realtà d’oggi. Di un territorio di provincia che ha sempre guardato a Milano come ad “una grande mela”, carica di aspettative e forse di illusioni, con la sua Madonnina che brilla da lontano. Lo fa con empatia ma senza alcuna retorica, riuscendo ad armonizzare voce, suono, lingua e dialetto, in una sintesi perfetta.